Foto in copertina di Gianni Belloni da Flickr
«Siamo soddisfatti di come si è svolta l’udienza e confidiamo che il 4 luglio il giudice decida di proseguire il processo». Parole di Roberto Mezzalama, presidente del Comitato Torino Respira, che ieri (19 giugno) è stata ammessa come parte civile al cosiddetto “Processo Smog”, contro gli amministratori pubblici di Comune di Torino e Regione Piemonte che si sono alternati fra il 2015 e il 2019. Il processo, in realtà, non è ancora formalmente iniziato, ma il giudice, il prossimo 4 luglio, dovrà stabilire se farlo o meno. Se il procedimento andasse in porto sarebbe la prima volta in Italia.
Oltre a Torino Respira, il cui presidente circa sette anni fa ha depositato l’esposto oggi fra le basi di questo potenziale processo, sono state ammesse come parti civili altre due importanti realtà: Greenpeace e Isde Medici per l’Ambiente. Altre otto richieste di costituzione di parte civile non sono state accolte.
Come riportano i giornali, i pubblici ministeri Vincenzo Pacileo e Gianfranco Colace contestano agli amministratori pubblici – in carica in quei quattro anni – di non aver preso le misure adeguate per contenere l’inquinamento. Così gli ex sindaci Piero Fassino e Chiara Appendino, insieme ad alcuni assessori comunali e regionali e all’ex governatore del Piemonte Sergio Chiamparino, potrebbero andare a processo per «inquinamento ambientale», reato introdotto a maggio del 2015. Ci sarebbe poi un secondo filone di indagine, relativo al periodo successivo, che vedrebbe indagati l’attuale presidente della Regione, Alberto Cirio, e l’assessore all’ambiente della sua ultima giunta, Matteo Marnati.