Cartolina da Torino #6

Cara mamma,

spero che stai bene, qua invece tutto a posto. Fabrizio ha trovato lavoro come manovale, dice che si trova bene perché il capo è bravo anche se è piemontese, dice che lo tratta come gli altri pure che è meridionale. Poi il lavoro gli piace, alla fine è più o meno quello che faceva al paese e sta imparando qualche cosa di nuovo. Con il fatto che sta sempre in giro per i cantieri riesce a vedere tanti posti della città, così l’altro giorno mi ha portato con gli amici in un giardino molto bello da dove si vede la Mole Antonelliana. Non mi ricordo se te ne avevo parlato, comunque è questo edificio alto alto che non abbiamo ben capito a che serve, però ci hanno detto che doveva essere una sinagoga e poi non sono riusciti a finirla, pensa che era troppo alta! Allora se l’è comprata il Comune e adesso ci fanno i congressi, ci tengono dentro delle cose. Qua se stai in giro e vedi la Mole significa che stai vicino al centro.

Così Fabrizio mi ha portato a vederla dal prato, che ci sembrava di stare in centro almeno per il giorno di Pasquetta, tutti insieme. Lo so che sei arrabbiata che non siamo scesi, ma Fabrizio lavorava, io pure lavoravo e non ci hanno dato abbastanza giorni liberi, così non abbiamo potuto prendere i biglietti prima. Ci abbiamo pure pensato a scendere domenica e risalire lunedì, ma ci voleva troppo tempo e non c’erano i biglietti del ritorno. Mi dispiace ma che ci possiamo fare?

La casa ha dei problemi di infiltrazione. In pratica quando piove ci entra l’acqua dentro, abbiamo chiesto al padrone ma quello ha detto che tanto siamo abituati a vivere nella monnezza, quindi che sarà mai un po’ di acqua, almeno ci laviamo. Fabrizio lo voleva menare, io l’ho fermato, perché tu e papà ci avete insegnato che la violenza non serve a niente. Allora ci ho parlato, ho spiegato al padrone che così è pericoloso, che ci cade il tetto in testa, che moriamo, che lo denunciano, che lo arrestano. L’ho visto che si preoccupava e ho insistito, gli ho detto che era già passato un vigile vicino al palazzo che controllava, pure se non era vero, e così poi si è convinto e ci ha mandato un amico suo. Ha buttato un po’ di calce sul soffitto e poi è andato sul tetto, mi sembra che qualcosa ha fatto perché adesso piove poco e niente.

L’amico di Fabrizio si chiama Edoardo e fa le foto. È di Asti, ma pure lui in qualche modo ci somiglia perché è venuto a Torino perché al paese suo non c’era niente. Così ha portato questa macchina fotografica che gli ha dato suo padre e ci ha fatto delle foto, solo che a Fabrizio l’ha preso di spalle e io ero andato a buttare la carta in un cestino perché mi dava fastidio di buttarla a terra, che poi si sporcava il prato. Solo che non poteva farne altre. Se Fabrizio lo sa che te la mando si arrabbia, ma non ce lo dire, qua faceva lo splendido con le sorelle e con la mamma di Edoardo che erano venute da Asti per la Pasquetta. Pensa che pure lui non poteva muoversi, lunedì pomeriggio lavorava all’alimentare. Qui comunque aspettavamo il padre che cercava parcheggio per la macchina e poi sono arrivati gli altri amici.

Ti abbraccio tanto, salutami papà e gli zii

Renato

Torino, 28 aprile 1962

La foto in copertina è dell’Archivio Storico della Città di Torino, è stata scattata il giorno di Pasquetta del 22 aprile 1962.

Cartolina da Torino #5

Mio caro Ludovico,

auspico che questa lettera ti trovi bene, che trovi bene anche tua moglie Eloisa e i tuoi figli Gilberto, Eusebio e Clotilde. Sono a scriverti per aggiornarti sullo stato dei lavori alla palazzina, che risulta ancora gravemente danneggiata nella sua parte più esterna, che affaccia lungo il viale, ma che per fortuna divina risulta ben solida nella sua struttura portante. Per questo l’ingegnere ha ritenuto di non procedere con lavori di ristrutturazione delle colonne portanti bensì di concentrare il suo intervento negli aspetti più visibili, così da restituire in brevissimo tempo i fasti che più si confanno alla nostra famiglia.

Una volta recuperati gli stucchi e i fregi della facciata, grazie alle carte progettuali che nostro nonno ha saggiamente conservato nel nostro casolare del Monferrato, potremo dedicarci agli interni con la calma adeguata alle necessità di ripartenza di cui abbisogniamo. In proposito mi permetto di suggerirti alcuni cambiamenti che potremmo introdurre approfittando del cantiere, come ad esempio la riduzione dell’ampio salone delle feste, che non abbiamo mai utilizzato, per ricavarne due saloni più piccoli, uno più grande da utilizzare per le cene e l’altro più riservato per le riunioni. Potremmo così meglio gestire le nostre attività e in particolare i rapporti con le altre famiglie della città. Ma vorrei parlartene non appena farete ritorno dalla nostra residenza di Pieve.

Mentre attendo il tuo resoconto della visita del Presidente Woodrow Wilson a Genova, sono ansioso di donarti queste pagine con il mio, perciò perdonami se non attendo la tua lettera prima di scriverti nuovamente. Il sindaco ha tenuto particolarmente a invitare me e Clara in rappresentanza della nostra famiglia, cosicché abbiamo deciso di affidare Roberto e Caterina alla cara Elisabetta, che ha a lungo servito la nostra famiglia e abbiamo fortunatamente ritrovato due mesi fa, come sai. La decisione ha sancito il suo rientro in servizio, era molto provata dagli ultimi anni e necessitava di un impiego. Ci siamo quindi piacevolmente recati in Municipio, due giorni fa, per accogliere il Presidente, che è giunto ieri da Milano passando per Santhià ed ha potuto partecipare a un grande ricevimento che ha ricordato i momenti più cari del passato. Non avevo mai ammirato un Municipio così pulito, persino il giornale ha scritto che uno splendore così non si era mai visto e per una volta aveva ragione. Ne hanno fatto lavare gli esterni per un giorno intero.

Ho potuto stringere la mano al presidente, prima di un altro ricevimento, ancora più fastoso, alla Filarmonica. Anche lì, per fortuna, siamo stati invitati, segno che la nostra famiglia fa ancora parte del consesso dei nomi più in vista della città. Penso che la visita del presidente abbia riportato quell’entusiasmo sopito dal gas nervino degli austriaci, che tanti nostri concittadini ha seppellito lungo le Alpi. Purtroppo non ho potuto parlare con lui, ma gli ho solo porto i saluti della famiglia, lui ha sorriso e mi ha ringraziato. Mi è comunque stato molto utile per recuperare entusiasmo e riallacciare vecchi rapporti, che negli scorsi anni si erano diradati, com’era inevitabile, anche per via del nostro spostamento nel Monferrato.

Il Presidente Wilson si è poi concesso un divertente intermezzo affacciandosi dal balcone di piazza San Carlo, dove lo attendeva una folla festante e riconoscente per l’aiuto che gli Stati Uniti d’America hanno portato al nostro Paese. Un aiuto che ci consente, oggi, di essere liberi, felici, vivi. Tanti di noi, oggi, non ci sono più, ma è anche per loro che il Presidente ha deciso di fare questo importante viaggio nel Regno, ed è per questo che la nostra famiglia deve tornare grande e fare grande Torino.

Ti saluto con affetto e ti mando questa foto, scattata da un amico al quale ho chiesto di svilupparla velocemente, così da renderti partecipe di questo epocale momento per la nostra città.

In attesa di vederti, ti abbraccio

Casimiro

Torino, 8 gennaio 1919

La foto in copertina è tratta dal gruppo “Torino sparita” su Facebook.

Cartolina da Torino #4

Egregio direttore,
Vi scrivo questa mia per anticipare il resoconto che metterò a punto una volta terminato l’intero viaggio, di modo che sia già per Voi possibile ricevere alcune informazioni senza attendere il termine del mio breve soggiorno nelle diverse città che fanno parte del mio itinerario.

Mi sono attardato lungo corso Oporto, dove ha sede l’albergo nel quale gentilmente mi avete alloggiato, affinché mi fosse possibile osservare con la giusta attenzione il comportamento dei torinesi di fronte a questo importante evento naturale. La neve compone grandi masse ai bordi della strada, tanto che è possibile attraversarla solamente in determinati punti, che appositamente la municipalità ha predisposto per agevolare il defluire della cittadinanza e dei mezzi di trasporto. In particolare vorrei far notare l’utilizzo dello spartineve applicato al tranvai del quale vi fornisco esempio nella fotografia che spedisco insieme al mio messaggio, al fine di consentire al mio resoconto di guadagnare in precisione. So che il suddetto spartineve è stato già utilizzato in altre occasioni, in particolare nel 1933, nel 1934 e nel 1936, ma non escludo che la stessa modalità sia stata riproposta anche in situazioni differenti.

A corollario di ciò, intendo sottolineare la diffusa consuetudine di utilizzare alcune pendici collinari come piste da sci, grazie alla grande quantità di neve presenti. Una località, ad esempio, è quella che si sviluppa lungo la collina cosiddetta del Monte dei Cappuccini, che in questi giorni ho potuto risalire prendendo la teleferica e verificandone l’adeguata velocità di percorrenza. Ho notato numerosi gruppi di persone che si spostavano per le vie principali della città al fine di raggiungere il suddetto costone di collina dove i boschi scendendo a valle si diradano, scoprendo un lungo manto innevato che si ferma poco prima del Po, quasi in corrispondenza della stazione di partenza della già citata teleferica. Tuttavia è soprattutto sulla collina di Cavoretto, che ho potuto visitare ieri, che si raccoglie il maggior numero di amanti di questa pratica. Suggerisco di considerare la possibilità di promuovere in futuro questo genere di attività come forma di attrazione turistica anche nelle nostre vallate, come forma di alternativa accessibile alle già note località.

La città di Torino sembra adeguatamente attrezzata per gli eventi atmosferici di carattere invernale, vista la sua collocazione che la rende sì vicina all’arco alpino da imporre una preparazione costante dei suoi addetti alla gestione del pericolo neve. Sono tuttavia costretto a rilevare una forte carenza nella manutenzione del manto stradale, perché solo questa mattina si sono riscontrati alcuni incidenti in via XX Settembre, piazza Castello, via Roma e corso Oporto, occasione di cui io stesso sono stato testimone. A poca distanza dal caffè in cui mi ero recato per incontrare alcuni nostri collaboratori, dei quali poi Vi relazionerò, una donna di circa 40 anni è scivolata al bordo della strada procurandosi una contusione al braccio destro. Non è infrequente che le nevicate causino a Torino diverse situazioni di questo genere, ma mi duole notare come l’amministrazione cittadina sia piuttosto impegnata non tanto nell’affrontare queste problematiche, quanto nel propagandare un senso di tranquillità che mal si riscontra nei suoi abitanti. Suppongo si tratti esclusivamente di una riproposizione di quanto imposto dal Partito, ma per onestà trovo necessario sottolineare quanto i torinesi sembrino molto distanti dalle posizioni del Duce, più di quanto gli amministratori intendano mostrare.

È il motivo per cui questa missiva vi giunge direttamente dalle mani di una persona fidata e non attraverso il mezzo postale, che non ritengo sufficientemente sicuro per lasciar transitare messaggi di questo genere. Ignorate, quindi, la lettera dai toni enfatici che avete da me probabilmente ricevuto in questi giorni al fine di allontanare eventuali sospetti sulla mia attività in città.

Per i maggiori dettagli relativi al consenso e ai nostri legami rimando al nostro incontro.

Cordialmente

La foto è tratta dall’Archivio Storico della Città di Torino, qui il link originale all’immagine >

Cartolina da Torino #3

Caro Marcellino,
mi è proprio dispiaciuto che non siete venuti a Torino quest’anno, ma capisco che se dovete badare ai campi diventa difficile. Qui comunque tutto bene, abbiamo riparato la perdita nel bagno del ballatoio e anche i padroni di casa erano contenti.

Siamo poi andati da Luigi ad aiutarlo con la falegnameria, le pedane che ci hai mandato andavano bene, abbiamo dovuto solo tagliarne un paio perché non entravano nel ripostiglio, le altre le abbiamo usate tutte per rifare la copertura. Purtroppo il palazzo di fronte non è ancora molto stabile, gli ultimi due piani sono rimasti vuoti perché il mese scorso è crollato un pezzo di cornicione, così i vigili hanno detto che non era molto sicuro e un po’ di famiglie se ne sono andate. Dicono che le bombe inglesi hanno danneggiato un po’ le colonne portanti, ma devono ancora decidere se tirare giù tutto e rifare oppure mettere a posto. Sta di fatto che Luigi comunque vuole riaprire lo stesso la falegnameria, dice che adesso c’è ancora tanto lavoro e sarebbe stupido non farlo. Pazienza il palazzo di fronte, quello dove ha la bottega lui non è stato bombardato cinque anni fa come gli altri edifici del quartiere, quindi lui dice che non gliene importa nulla. Comunque settimana prossima torniamo a portargli due bancali, l’ho visto commuoversi perché dice che senza di noi non sarebbe riuscito a riaprire la bottega del papà. Ma a me sembra che lo vuole fare più per il caro Aldo che per il mercato della ricostruzione che sembra andare bene.

Piano piano le botteghe, comunque, hanno riaperto tutte. Finalmente vedo un po’ di gente che sorride, anche Vittorio del terzo piano, l’altro giorno ha aiutato Maria con le borse e le ha sorriso. Pensavamo che dopo che suo papà non è più tornato dal fronte forse non avrebbe mai più sorriso, per un po’ è stato così ma l’altro giorno ci ha stupito. Non capisco se è solo un’impressione mia, ma le strade sono più piene di gente, anche perché inizia ad arrivare qualcuno dal meridione. La settimana scorsa una famiglia di calabresi ha messo a posto l’alloggio di Piero, che era rimasto vuoto dopo che se l’erano portato via i fascisti. Non li conosco, sembrano brava gente ma come sai è meglio non fidarsi troppo.

La cosa bella è che l’altro ieri ho portato Maria a vedere il Giro d’Italia. Come ti dicevo nell’altra lettera, quest’anno è arrivato a Torino e siamo andati a vedere i ciclisti al Motovelodromo. Il giornale ha detto che eravamo decine di migliaia, in effetti eravamo tantissimi, quindi può pure essere. Alla fine ha vinto Franchi, è stato molto bello vedere la volata. Però non sono bravo a raccontare le cose, quindi ho aspettato un giorno a scriverti per comprare il giornale e ritagliarti la pagina. Te la mando insieme a questa lettera.

Fammi sapere se poi quest’anno vi escono le ciliegie.

Il tuo amico Oreste

Torino, 30 maggio 1950

Cartolina da Torino #2

Caro Michele,

grazie per i guanti che mi hai mandato, li ho provati e mi vanno bene, tengono anche molto caldo e per l’inverno sono giusti. Sono contenta che Luisa ha trovato lavoro a Bari, anche se questo significa che dovrà lasciare il paese, ma non ti disperare perché è una ragazza che sa il fatto suo, quella i ragazzi li mette in riga e non ti devi stare a preoccupare se non la tieni vicina a te. La cosa importante è che ti deve chiamare tutti i giorni, ma questo non c’è bisogno che glielo dici, perché lei già lo sa. Chiedile anche di mandarti una lettera ogni settimana, così se poi non riuscite a chiamarvi vi potete sentire lo stesso.

Io ti racconto che Antonio ha cambiato mestiere. Visto che il contadino non lo pagava abbastanza, perché gli dava troppo poco per portare le cassette a Porta Palazzo, lui ha trovato un altro contadino che gli dà di più. Siccome è bravo, però, dopo poco tempo gli ha chiesto di gestire il banco insieme a lui, così ha potuto provare un mestiere nuovo e gli piace. Dice che urla tutta la mattina, chiede alle signore di comprare la frutta, di comprare la verdura, gli dice che è buona, che costa poco, gli fa li sconti. Insomma sono andata al mercato a vedere come lavora e ho visto che è molto bravo, anche se mi da un poco fastidio perché con le signore più carine fa le battute, però so che è una persona seria e non mi manca di rispetto. La cosa importante è che adesso guadagna di più.

Io pure mi sono trovata un mestiere perché, come ti ho detto l’altra volta, la signora del piano di sotto aveva bisogno per fare i servizi. Così ha detto anche ad altre amiche sue che c’ero io per fare i servizi, dice che anche se sono meridionale sono brava. Dall’ultima volta che ti ho scritto ho trovato altre persone, adesso lavoro tanto ma nella nostra casa entrano più soldi e abbiamo cambiato il letto. Finalmente possiamo dormire bene che fino alla settimana scorsa mi alzavo sempre con il mal di schiena.

Però la cosa più bella è che ho trovato una vecchia foto, solo che mi sono dimenticata di segnare la data e non mi ricordo bene quando l’abbiamo fatta, te la mando così la vedi anche tu. Ci sono io piccola con la mamma quando andavamo a camminare sul lungo Po Antonelli, dove abitavamo prima. Mi sembra che qui avevo due o tre anni, quindi forse era il 1954 o il 1955, pensa che mi ricordo ancora delle passeggiate che facevamo la domenica mattina. Quel cappellino l’ho passato a Simonetta, che se lo toglie sempre e vuole tenerselo sempre in mano. Non mi ricordo se qui c’eri ancora tu o stavi già dalla zia a Settimo, prima che siete tornati giù. Ho pensato ai giri sul fiume e l’altro giorno ci sono tornata. Sai che da quando ci siamo spostati in via Pisa non c’ero più andata? Adesso è tutto diverso, ci sono le case, le macchine, se provi a camminare ti mettono sotto, ma c’è una viuzza che scende e che ti fa avvicinare al fiume. La prima volta che sali per le feste ci andiamo così vedi come è diventato.

Fammi sapere se le canottiere per Vito vanno bene, così ve ne mando giù altre, perché la merceria dove lavora la signora ha roba buona anche se costa tanto, ma ogni tanto ce le possiamo permettere. Domani vado alla scuola elementare per iscrivere Simonetta, che a settembre inizia e siamo tutti già agitati perché ci dobbiamo comprare i libri. Adele invece sta crescendo, ha messo i denti e le fanno male, non sta mai ferma e o ride o piange, ma però la notte ci fa dormire.

Ti abbraccio tanto, tua sorella Loredana

Torino, 7 febbraio 1975

Cartolina da Torino #1

Cara Margherita,
ti scrivo per dirti che stiamo tutti bene. La casa è piccola ma ci stiamo, abbiamo trovato una mansarda in Vanchiglia che è vicina a Piazza Vittorio Veneto, la piazza centrale di Torino. Qualcuno dice che invece è piazza Castello, ma comunque è vicina anche quella e siamo tutti abbastanza comodi per andare a lavorare. Giuseppe ha trovato un posto in una officina dove riparano le macchine, lo pagano poco ma almeno sta imparando un mestiere. Vittoria invece consegna il latte in centro, poi continua a frequentare la scuola ma non le piace molto perché alcuni compagni non la salutano, però con altri si trova bene e ha deciso di finire l’anno. Marcello invece sta tutto il tempo con Antonietta, che ha trovato un lavoretto da una famiglia benestante qui vicino a noi. Guarda i bambini, fa da mangiare, aiuta a pulire. Le danno qualcosa e non le toglie troppo tempo per badare alla nostra casa. Io mi sto trovando abbastanza bene alla Fiat, ho incontrato anche un compaesano nostro, si chiama Michele, è il nipote di Cerrano, quello che aveva la bottega di falegnameria in piazza Duomo, te lo ricordi? Lui fa il sindacalista e mi ha portato con lui a qualche riunione, le cose non vanno troppo bene ma stiamo protestando, anche se non mi hanno ancora convinto a fare sciopero, perché non so se poi riusciamo a pagare l’affitto. Tu cosa ne pensi?

La città è bella, fa freddo ma si sta bene, poi vediamo il fiume dall’abbaino. Nel senso che se ti metti in piedi su uno sgabello puoi uscire fuori con la testa e vedi la strada e il fiume, una vista così non ce l’ha nessuno! Ci sentiamo fortunati perché vedo tanti altri che vengono da giù e hanno trovato delle catapecchie, a noi ogni tanto ci piove dentro ma basta mettere un pentolino sotto la goccia e poi lo svuoti. Poi comunque abbiamo potuto comperare due coperte e stiamo al caldo anche di notte. Dormiamo tutti insieme come facevamo noi con mamma e papà, quando c’erano anche Rodolfo, Luigi e Amelia. Loro come stanno? Gli ho mandato delle lettere ma non mi hanno ancora risposto. Solo una volta ci ha chiamato Amelia al numero del bar che avevo lasciato, ma il barista me l’ha detto una settimana dopo, ho provato a richiamarla ma niente, allora le ho scritto un’altra lettera e ho deciso di cambiare bar, le ho dato il numero nuovo, speriamo che ci chiama.

La vita in generale va bene, mangiamo tutti i giorni e i bambini crescono, sono forti. L’altro giorno Giuseppe è tornato a casa e ci ha detto una frase in torinese che non ti so scrivere, abbiamo riso un po’ ma poi ci ha detto che era un insulto che gli aveva detto uno di qui. In pratica Giuseppe gli ha dato un pugno, quello gli ha chiesto scusa e non si è più permesso. L’ho sgridato, gli ho detto che non si devono usare le mani e che ha sbagliato, ma sotto sotto ho pensato che al posto suo facevo la stessa cosa. Spero che questa lettera è scritta bene perché mi sono riscritto a scuola per prendere la licenza media, sto studiando anche io insieme a Vittoria e lei mi corregge sempre, però dice che non sbaglio le doppie e che più o meno si capisce tutto. Però mi dice anche che sbaglio i verbi, però proprio non mi entrano, ma dice che sto migliorando.

Spero che un giorno venite a trovarci, magari non adesso perché prima dobbiamo cambiare casa, questa è accogliente, come ti ho detto, ma è piccola. Per avere degli ospiti dobbiamo prima trovare un altro posto, questo può succedere tra due anni perché dobbiamo mettere da parte ancora un po’ di soldi. Però spero che state bene anche voi, forse l’estate prossima riusciamo a scendere una settimana o due, dipende se Antonietta deve lavorare per i signori oppure no, questo lo scopriamo tra qualche mese, ma comunque ti faccio sapere.

Ti scrivo questa lettera proprio oggi perché abbiamo fatto una bellissima scoperta. La piazza davanti a noi è anche un grande parco giochi, pieno di giostre, animali, gente sui trampoli, dolci. Ci hanno detto che qui ci fanno il luna park tutti gli anni, ma noi non lo sapevamo! Anche se forse può essere che tra qualche anno lo spostano, non si sa. Comunque pensa che bello per i bambini, c’è Marcello che ha riso tantissimo, anche Vittoria era felice e pure Giuseppe è riuscito a stare con noi per divertirci un po’. Io ho fatto il mattino e quindi ho portato i bambini in giro tutto il pomeriggio mentre Antonietta finiva di pulire, poi è venuta anche lei. Abbiamo comprato lo zucchero filato e fatto un giro sulle giostre, è stato divertente. Un signore mi ha regalato una foto che dice che ha fatto lui, non sono sicuro di questo però la foto è carina, gli ho dato qualche spiccio. Te la mando in questa lettera così vedi anche tu come è fatta la piazza, così se venite a Torino ci trovate.

Ti mando un grosso abbraccio e salutami tutti, digli che gli voglio bene come voglio bene a te.

Tuo fratello Egidio

Torino, 6 febbraio 1980

[L’immagine in copertina è stata caricata dall’utente Censin nel gruppo “Torino Sparita”, riportata nel forum di Skyscrapercity.com. Qui il thread originale]