Mercoledì, il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha fatto un annuncio importante: entro fine anno il Lingotto Fiere diventerà pubblico. Sarà la Regione ad acquistarlo con Camera di Commercio come capofila e chissà chi altro. L’annuncio è importante ma è un annuncio, perché da tanti anni si discute di quella struttura, messa a dura prova dall’espansione del Salone Internazionale del Libro. Di proprietà di Gl Events, che non intende investirci più di tanto, ha bisogno di interventi strutturali importanti, perché l’edificio ha più di trent’anni e non è adeguato alle dimensioni di una fiera come il Salone, ma soprattutto sta diventando di difficile utilizzo anche per altre realtà. Solo un paio di settimane fa, ad esempio, Torino Comics ha annunciato che lascerà il Lingotto Fiere e per la sua trentesima edizione, attesa dal 17 al 19 aprile, andrà addirittura alla Certosa Reale di Collegno: in pratica un Collegno Comics.

Battute a parte, Gl Events da tempo ha fatto sapere di voler vendere la struttura, come da tempo, ogni anno, il Salone del Libro letteralmente inizia e finisce con le stesse parole di Silvio Viale (presidente di “Torino, la città del Libro” che possiede il marchio): «Serve un intervento sul polo fieristico, è urgente, facciamo un appello alla città come insieme di istituzioni pubbliche e private». Se ne parla fittamente nei giorni del Salone, con annunci di qua e annunci di là, poi, durante l’anno, non se ne parla più. Giusto al termine dell’edizione 2025, proprio l’ultimo giorno, era comparsa l’ipotesi di un coinvolgimento di Camera di Commercio, confermato da Cirio solo l’altro ieri. Ma anche in quel caso, mentre si discuteva intensamente di un ingresso del Ministero della Cultura nel Salone (più come peso politico che come gestione, che resta totalmente in capo ai privati), il tema del polo fieristico aveva occupato le pagine dei giornali per qualche giorno, fino a tornare in auge una decina di giorni fa quando, alla prima conferenza stampa del Salone del Libro 2026 (in programma dal 14 al 18 maggio), è stato di nuovo Silvio Viale a sollevare la questione.

Foto dell’edizione 2025 del Salone del Libro da Flickr

Cirio sembra fare un passo in avanti, finalmente, ma c’è un problema grosso come una casa, anzi come il Lingotto Fiere: il costo della struttura. Ed è il motivo per cui, oggi stesso, su Stampa e Repubblica si parla della Lega, alleato principale di Cirio nella sua giunta, che con l’assessore Fabrizio Ricca dice, in buona sostanza, «ma ce li abbiamo tutti questi soldi?». Già, perché, stando alle richieste di Gl Events, la struttura del Lingotto Fiere costerebbe 40 milioni, ai quali aggiungerne altri 30 per le ristrutturazioni. Totale: 70 milioni. Chi paga?

È un tema interessante, anzi fondamentale. Questo ragionamento, però, pone una domanda: davvero nessuno ci ha ancora pensato? Da anni, ormai, Gl Events dice «compratevi il Lingotto Fiere» e il Salone del Libro aggiunge sempre «le istituzioni risolvano la questione, o si sistema il Lingotto Fiere oppure si trova un altro spazio». Infatti si era parlato anche di una parte dismessa dello stabilimento di Mirafiori. Possibile che, finora, nessuno abbia pensato a una valutazione di costi di acquisto e ristrutturazione? Il tempo stringe e il Salone del Libro, la manifestazione principale del Lingotto Fiere e di Torino, ma anche del Piemonte, con oltre 230 mila visitatori in cinque giorni nel 2025, ha posto come limite il 2027. Entro il prossimo anno si deve risolvere tutto, o al Lingotto Fiere o in un’altra sede. Oggi, febbraio 2026, la Regione Piemonte finalmente dice «lo compriamo» ma ancora non sa come, né a quanto. Non si tratta certo di acquistare un bilocale in centro per imbiancarlo e arredarlo, l’eventuale acquisto entro quest’anno (cioè fine anno) aprirà a lavori importantissimi dall’anno prossimo, con un possibile impatto sul Salone del Libro 2027 e su tutto ciò che si fa al Lingotto. L’assessore Ricca dice, in buona sostanza, che serve un piano industriale per capire come far girare la struttura e immaginare quanti utili possa generare. Giusto, giustissimo, ma pensarci prima?

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