Le coordinate della lotta senza esclusione di libri a Torino sono tre: Circolo dei lettori, Salone del Libro e nuova Biblioteca Civica Centrale a Torino Esposizioni.  In realtà, le prime due sono sullo stesso terreno di gioco, ma all’interno di questo triangolo librario si giocano i nuovi equilibri di potere della città.

Ormai da qualche anno, il Ministero della Cultura, braccio operativo del Governo Meloni, sta cercando di entrare nel controllo del Salone Internazionale del Libro. Prima ci provò l’ex ministro Gennaro Sangiuliano, nel momento in cui si doveva sostituire l’ex direttore Nicola Lagioia. Poi, dopo un bando miseramente fallito, si trovò l’accordo sul nome di Annalena Benini, poco tempo dopo Sangiuliano fu travolto dallo scandalo Boccia e si fumò il Ministero.

Con l’arrivo, al suo posto, di Alessandro Giuli, lo scorso anno è tornato l’assalto al Salone. Si è parlato di un ingresso del Ministero nella «governance» in maniera così insistente che i privati, a evento in corso, hanno dovuto convocare un incontro stampa per dire: «fermi tutti, la governance siamo noi che possediamo il marchio, possiamo collaborare ma nessuno può entrare nella governance». Con buona pace del presidente del Circolo dei lettori, Giulio Biino, che continuava a usare la parola «governance» (e lo fa ancora). Poi Biino è scaduto, c’è stata un’altra imbarazzante pantomima sul bando per la sua successione fino ad arrivare al bizzarro rinnovo per un anno (nonostante fosse già stato rinnovato) con l’incarico dato dalla Regione affinché si adoperasse per l’ingresso del Ministero della Cultura nel Salone. Eccolo lì, ancora.

Perché interessa così tanto il Salone? Molto semplice: genera consenso e serve a costruire l’egemonia culturale di cui la destra ha bisogno. Ne avevo parlato qui.

Si arriva a mercoledì scorso. Il Ministro Giuli ha convocato Regione Piemonte, Circolo dei lettori e Salone del Libro per parlare della «collaborazione» dal 2027. L’obiettivo è cercare una formula per fare entrare il Ministero nel Salone, perché nel frattempo i privati hanno rinnovato la direttrice Benini fino al 2029. Mossa importante, perché chiude a possibili maneggi sulla scelta di un successore più gradito a Roma e soprattutto rimanda tutto a un momento successivo alla scadenza dell’attuale governo. Se Meloni non viene rieletta, addio Salone. Ma Roma non molla e immagina la creazione di una nuova fondazione per gestire il Salone. Come se non fosse bastata la fallimentare esperienza della vecchia Fondazione per il libro. I privati non sembrano dell’idea, il Comune di Torino è contrario (il sindaco Stefano Lo Russo non è nemmeno andato a Roma).

Ecco che, a questo punto, arriva la contromossa. Palazzo Civico ha messo in piedi, grazie a fondi Pnrr, l’ampia riqualificazione del Parco del Valentino e del complesso di Torino Esposizioni, all’interno del quale troverà posto la nuova Biblioteca Civica Centrale. Un’operazione importantissima (circa 160 milioni di euro per l’intero progetto), che doterà Torino di un nuovo centro culturale. Ieri, il Comune e la Fondazione Crt hanno comunicato che a gestire il calendario culturale della nuova biblioteca sarà Maurizia Rebola. Già direttrice del Circolo dei lettori dal 2015 al 2019, è l’attuale direttrice delle Ogr Torino di Fondazione Crt.

Rebola, già in quota Pd e ai tempi sostenitrice dell’ex sindaco Piero Fassino (purtroppo nota anche per un terrificante post di sostegno nel quale tirava in mezzo il proprio figlio, ma stendiamo un pietoso velo), sarà «in distacco» e non è chiaro se accompagnerà la biblioteca solo in questa fase di transizione o se ne guiderà poi la parte culturale (nel caso, le Ogr cercheranno un successore), dato che la gestione è del Servizio Biblioteche Civiche Torinesi con la Fondazione per la Cultura. Come fa notare Gabriele Ferraris sul «Corriere Torino», sembra un «Circolo dei lettori bis». Poi aggiunge, in buona sostanza: ben vengano più centri culturali, ma ci sarà abbastanza pubblico in città?

Da una parte la destra vuole prendere il Salone del Libro tramite il Circolo dei lettori, dall’altro la sinistra prova a costruire un polo alternativo alla nuova Biblioteca Civica Centrale?

Aggiungo un altro punto. L’impressione è che Fondazione Crt sarà coinvolta nella gestione della nuova Civica Centrale. Come sarà strutturato l’accordo? Ci sarà un bando? Considerando che, la scorsa estate, Crt ha dato a Palazzo Civico 32 milioni di euro per rifare le strade, è evidente lo stretto rapporto di potere e collaborazione che si sta consolidando fra la fondazione e il Comune di Torino (ci sarebbe da pensare male, ad esempio che Fondazione Crt è subissata di ispezioni e indagini da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze, quindi forse non è amatissima a Roma, chi lo sa?). La mossa sulla Civica Centrale appare un modo per dire la propria in ambito librario.

Da un lato abbiamo, quindi, istituzioni pubbliche come Ministero della Cultura e Regione Piemonte che cercano di entrare «a casa» dei privati, usando come grimaldello il Circolo dei lettori, per controllare il Salone del Libro. Dall’altro, abbiamo un’istituzione pubblica come il Comune di Torino che apre le porte di una parte di casa propria (la Biblioteca Civica Centrale) per invitare un privato danaroso (Fondazione Crt) a entrare e arredare. E se la lotta per la fantomatica egemonia culturale passasse dai libri?

Nel frattempo abbiamo un Paese che non legge abbastanza e che avrebbe bisogno di più iniziative per la promozione della lettura e più sostegno alle scuole, poi abbiamo il centro fieristico del Lingotto Fiere da ristrutturare altrimenti il Salone del Libro non sa più dove andare, ma solo adesso la Regione si sta svegliando (forse) . Però questi sono problemi noiosi e nel seggio elettorale non interessano a nessuno.

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