Il marchio di Exposed vale 12.500 euro l’anno e sarà gestito da Camera, con una nuova modalità «più autonoma», fino al 2029. Nel frattempo The Phair potrebbe lasciare Torino per andare a Napoli

Nei giorni scorsi è emersa la questione di The Phair, fiera della fotografia ideata da Roberto Casiraghi, il fondatore di The Others, che rischia di lasciare Torino, di cui ha scritto La Stampa. Nel frattempo, sul Corriere Torino ho raccontato come il festival della fotografia, Exposed, sarà di nuovo gestito da Camera – per i prossimi tre anni salvo imprevisti – con una formula diversa, che prevede «l’affitto» del marchio, valutato da Praxi in 12.500 euro l’anno. La modalità cambierà, perché il festival sarà gestito con più autonomia rispetto al passato, ma il nuovo progetto non è ancora pubblico. Interessante il fatto che, alla relativa manifestazione d’interesse lanciata in sordina da Fondazione per la Cultura il mese scorso, abbia partecipato solo Camera.

All’ultima edizione di Exposed, The Phair si trovava all’interno del programma, pur essendosi svolta dal 22 al 24 maggio, cioè verso la fine della manifestazione curata da Walter Guadagnini (aperta il 9 aprile e chiusa il 2 giugno), mentre lo stesso direttore artistico avrebbe preferito una collocazione anticipata. In realtà, almeno nelle sue prime tre edizioni, Exposed si è presentata come un grande contenitore in cui sono confluite decine di altre iniziative, mostre più o meno grandi, creazioni ad hoc, eventi promossi dai musei, dove la difficoltà è stata proprio quella di trovare e mantenere un tema comune.

Nell’ultima edizione abbiamo iniziato a vedere qualcosa di più coordinato. Il cuore, naturalmente, è stato fra Gallerie d’Italia e Camera, i due musei torinesi specializzati nella fotografia, entrambi sotto l’egida di Intesa Sanpaolo – il primo di proprietà, il secondo ben finanziato dalla banca – che possiede anche l’Archivio Publifoto e ha, di conseguenza, molti interessi a promuovere la fotografia con il proprio marchio. Non c’è nulla di male, ma va comunque tenuto in considerazione.

L’ultima edizione di The Phair si è svolta alle Ogr Torino (complesso di proprietà di Fondazione Crt), ma l’accordo non è stato rinnovato e la fiera non ha, al momento, nessuna sede. Stando a quanto raccontato da La Stampa, ci sarebbe l’interessamento della città di Napoli. Se questo trasferimento andasse in porto, Torino perderebbe la fiera. Non sarebbe la prima «perdita», perché qualche anno fa era già stato tentato un esperimento di festival fotografico, si chiamava Fo.To. ed era guidato dal «fu» Museo Ettore Fico. Oggi il museo è chiuso, mentre il proprietario ha creato una nuova realtà più piccola nel complesso di Piero della Francesca.

È proprio da Fo.To. che nasce l’idea di Exposed, realizzata con un impegno attivo ed economico delle istituzioni, Camera di commercio soprattutto, ma anche fondazioni bancarie (a differenza del primo tentativo praticamente autogestito). Tuttavia, la questione va ancora più a monte. La vocazione fotografica di Torino esiste da sempre, ma è caratterizzata da una miriade di piccole realtà, tutte con le loro peculiarità, oltre ad alcune un po’ più grandi e strutturate, che a un certo punto collaborano (non tutte, non sempre, non per forza) a un evento collettivo. Avere un festival può essere interessante a livello di promozione del territorio, ma si va inevitabilmente verso un accentramento. Il cuore sta tra Camera e Gallerie d’Italia (Intesa Sanpaolo, quindi Publifoto), che sono anche le uniche realtà a potersi permettere di commissionare progetti nuovi e di peso ad artisti di richiamo internazionale. Insomma, non c’è partita.

The Phair che ruolo può avere in tutto questo? O si adatta alle richieste di Exposed (ma conoscendo Casiraghi è pressoché impossibile, in parte anche con motivazioni condivisibili) oppure si cerca un’altra casa e se ne va per conto proprio. È il classico e inevitabile problema di Torino: la politica culturale è fatta da chi ha le disponibilità economiche, non dagli enti pubblici. Giusto o sbagliato che sia, è così. Forse The Phair troverà una sede e resterà in città, ma Torino ha già scelto: si punta tutto su Exposed (e non dall’altro ieri).

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