Un tempo ho pensato che i libri di Tiziano Terzani avessero a che fare esclusivamente con il giornalismo. Non è così, perché dentro queste opere c’è anche un insegnamento: considerare un diverso approccio alla vita. Me ne sono reso conto leggendo Un indovino mi disse (TEA). Da una sorta di boutade, un indovino che gli sconsiglia di prendere l’aereo per tutto il 1993 – anzi glielo intima, avvisandolo sul pericolo di morire –, nasce un reportage lungo un intero anno. Perché Terzani, decidendo di credere a quella profezia, non prese l’aereo e si spostò esclusivamente via terra e via mare. Al netto della scomodità e della scarsissima velocità negli spostamenti, che per un giornalista può essere deleteria, l’autore ha di fatto riscoperto la possibilità di muoversi con lentezza.

Bentinteso, bisogna poterlo fare, ma tralasciando le questioni puramente logistiche, Un indovino mi disse è in realtà un elogio alla lentezza che, a mio avviso, si può inserire in un più ampio filone che va da Henry David Thoreau a Wu Ming 2. Forse è un po’ troppo? Di certo ho avuto la sensazione di respirare, tornare all’uomo inserito nel suo ambiente e nel suo contesto. È emozionante leggere l’attraversamento dei confini fra i Paesi, dove talvolta le frontiere sono delle porte mal sorvegliate, o dei ponti improbabili, e seguire con Terzani i cambiamenti di lingua, tradizioni e architetture man mano che attraversa nazioni e città.

C’è qualcosa che ignoriamo, spostandoci velocemente in aereo, e cioè che le nazioni sono spesso enormi. C’è qualcosa che ci perdiamo sempre, nella ricerca degli spostamenti veloci, e cioè le piccole storie che Terzani raccoglie sapientemente nei suoi viaggi via terra. Ed è per questo che ho pensato a Wu Ming 2 e all’epopea dei camminatori, perché solo camminando si mantiene una dimensione naturale dell’essere umano, inserito in un contesto dal quale non emerge come essere superiore, ma solo come una parte del tutto. Allo stesso modo, Terzani si sposta in mezzo alle persone, non sopra di loro, e intrattiene relazioni, dialoghi, mentre si diverte a consultare altri indovini che gli danno le risposte più disparate. Al punto che, dopo un po’, inizia seriamente a stufarsi.

Dentro Un indovino mi disse, inoltre, entriamo in contatto con la dimensione spirituale di Tiziano Terzani, con la sua «turtle house» e con la spiritualità dell’Asia, dei diversi popoli di questo enorme continente. È lo spirito, del resto, un argomento che in Occidente risulta completamente rimosso, relegato alle perdite di tempo, alle elucubrazioni di qualche matto. Invece è una parte importante dell’essere umano, dimenticarla significa dimenticare di essere umani e diventare delle macchine, abituate ad andare veloce, che quando rallentano corrono il rischio di riflettere.

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