Molte volte, nella vita, mi è capitato di esprimere un desiderio ben preciso: stilare un elenco dei libri «da leggere» e, uno dopo l’altro, leggerli tutti. Da qualche parte – non ricordo la fonte e perdonatemi per questo – ho poi letto che le librerie in casa, quelle molto ricche, oltre a essere un elemento d’arredo estremamente rilassante hanno anche un’altra funzione: ricordarci costantemente che non potremo mai leggere tutti i libri che possediamo, figuriamoci quelli del mondo. Insomma l’essere umano può conoscere tanto, ma non può conoscere tutto ed è così e basta. Però qualche cosa si può fare lo stesso e leggendo La libreria sulla collina di Alba Donati ho pensato che quell’elenco, a breve, lo stilerò comunque. Poi chissà che non riesca davvero a leggere tutti i libri in quella lista, mica ho fretta.

Nel racconto della poetessa emergono i libri, tanti elenchi, tanti titoli, tanti scrittori. La poetessa e scrittrice, qualche anno fa, ha aperto una piccola libreria nell’altrettanto piccola borgata di Lucignana, frazione di Coreglia Antelminelli in provincia di Lucca. Un borgo antico, protagonista della Resistenza, che come ogni borgo che si rispetti trabocca di storie. La più recente è proprio quella della libreria Sopra la Penna, luogo quasi mitico che ha saputo superare la piaga della pandemia e espandere la propria fama ben oltre il piccolo comune toscano. Potremmo parlare di «storytelling» ma io preferisco parlare di «carattere». La libreria ha il carattere della sua proprietaria, che avanza mossa dalla passione, piena di dubbi ma con tanta energia. Lo si capisce, pagina dopo pagina, immergendosi in quello che è di fatto un diario personale, dove ogni contributo si chiude con l’elenco degli ordini della giornata. È peraltro un meccanismo che induce a leggere ancora altri libri.

Si nota, inoltre, che la libreria è in realtà terapeutica non tanto per i clienti, ma per la sua titolare. L’avventura è prima di tutto un capitolo della vita, un necessario stravolgimento di alcune dinamiche personali, più che un fatto imprenditoriale. Poi, certo, la dimensione commerciale non passa in secondo piano, dato che ogni libreria è un negozio e ogni negozio nasce allo scopo di vendere determinati prodotti, perché dai conti non si scampa. Qui però la storia è più ricca e Alba Donati ci regala la sua. Non sono tanto i libri ad attirare i clienti e a invogliare i lettori a visitare la libreria – ad esempio il sottoscritto, che prima o poi ci andrà – ma la vicenda umana e culturale della donna, della lettrice, della figlia, dell’imprenditrice, della scrittrice. Anche perché quei libri si possono ordinare, si trovano su Internet o in qualunque altra libreria della nostra città. Perché andare proprio lì? Per la libreria e per la libraia, perché sono uniche.

Appare terapeutico, entro certi termini, osservare come Alba Donati abbia superato difficoltà importanti – come un incendio – grazie alla propria tenacia ma soprattutto grazie alla comunità. Questo ci ricorda un’altra questione: nessuno può essere completamente solo. Anche motivati, competenti, volitivi o testardi, se ci muoviamo da soli, senza cercare un gruppo, una comunità o qualcosa di simile, difficilmente riusciremo a completare un progetto, soprattutto se il nostro progetto si rivolge a un pubblico. Non clienti ma membri di un gruppo. Non libri ma storie di cui arricchirsi. Non parole di una «semplice» libraia ma confessioni di una persona che appare, in tutto e per tutto, simile a noi.

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