Ci troviamo in un momento di transizione, accelerato dalla pandemia, non tanto dal punto di vista tecnologico e istituzionale, quanto a livello filosofico. Viviamo un’incertezza generale dove i punti di riferimento scarseggiano, eppure è possibile guardare oltre. Ci provano Andrea Colamedici e Maura Gancitano, che nel loro L’alba dei nuovi dèi (Mondadori) tracciano una breve storia della filosofia da Platone ai giorni nostri, dove alcuni temi si ripropongono e dove, soprattutto, è possibile rintracciare un punto di vista differente sul mondo digitale.

Ci sono i social, c’è la velocità ossessiva con cui si muovono le informazioni, le vite, ma ci sono anche i dati. Una materia oscura, quasi una chimera, che tuttavia sta segnando la nostra epoca. La chiave sta nell’interpretazione, nella successiva gestione di questa enorme mole di dati – dei big data – dove occorre «rievocare gli dèi» per farsi indicare la strada. Chi sono questi dèi? Concetti già noti, già affrontati nell’Antica Grecia e poi rielaborati, trasportati, modificati. Nel libro, di facile e veloce lettura, si suddividono in capitoletti alcuni dei nostri crucci: spacchettati, sezionati e riordinati, come in una sorta di inventario.

«Oggi, attraverso i social – scrivono gli autori, fondatori di Tlon –, stiamo reimparando a provare sentimenti esterni. Dalla fine dell’età omerica all’invenzione dei social network, gli esseri umani hanno elaborato tecniche di introspezione sempre più raffinate, finalizzate a vivere e comprendere nel proprio intimo emozioni e suggestioni. Oggi, attraverso i nostri confessionali portatili, gli smartphone, connessi ai nostri consci collettivi, i social, ci apriamo al mondo in una maniera che somiglia sempre di più a quella esperita dai Greci ai tempi di Omero, per i quali non esisteva una “vita interiore” privata, individuale, inaccessibile agli altri se non a se stessi. Le emozioni e gli stati d’animo erano veri e propri “ambienti” pubblici, capaci di influenzare le persone intorno a ciò che era più giusto fare in una data circostanza. Attraverso i social network stiamo ricostruendo questi ambienti emotivi, che allo stadio in cui si trovano non possono che apparire mostruosi».

Abbandonando l’avversione tipica di un mondo che non vuole cambiare, emergono lati positivi e criticità di questo diverso sistema di comunicazione e condivisione. Si può sopravvivere, si deve, ma con l’attrezzatura emotiva adeguata. Serve capire, innanzitutto, che il mondo è cambiato e non possiamo farci nulla. Questo, però, non significa che tutto ciò che conosciamo sia scomparso, anzi, come dimostrano gli autori, alcuni concetti sono ancora lì.

La lettura de L’alba dei nuovi dèi è l’antidoto alla paura, certo legittima, di una società lanciata verso l’ignoto a velocità insostenibile. La «crepa» di cui parlano Colamedici e Gancitano, nella quale c’è moltissimo spazio per le tifoserie e pochissimo per la riflessione, induce a pensare che «una volta si stava meglio». Non è così. Ogni epoca ha avuto i suoi problemi e anche la polis greca non era certo un paradiso terreno. La crepa, però, apre delle opportunità. Non riusciamo a vederle ed è normale, ma se ci infiliamo in quella crepa possiamo provare a saldarla, a esplorarne i limiti, a considerare un approccio più lento, più profondo, più serio, ed è l’unica cosa di cui abbiamo bisogno adesso.

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