Può essere che la cultura, per l’attuale governo, non sia più la priorità? Ci sono alcuni indicatori che lo fanno pensare, al netto del caos – per usare un eufemismo – in corso dalle parti del Ministero della Cultura.

Dopo le dimissioni dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano, il Dicastero alla cultura è stato affidato ad Alessandro Giuli. L’intento del centrodestra al governo è sempre stato quello di rompere «l’egemonia culturale di sinistra» e fare quello che fa qualunque formazione politica appena può: mettere nei posti di potere delle persone di fiducia. Ha cercato di farlo anche con la cultura, abbandonando il disinteresse di qualche anno fa e provando a rinnovare la tradizione culturale della destra. Ci sono state operazioni di scarsa fortuna, come la mostra su Tolkien, ma anche interventi sui meccanismi di finanziamento, dal teatro al cinema. Uno degli ultimi atti di Sangiuliano, tuttavia, è stato nominare Pietrangelo Buttafuoco alla presidenza della Biennale di Venezia. È un dettaglio importante.

Alessandro Giuli, nel suo mandato, si è dimostrato quasi da subito poco allineato al suo predecessore. Cito, come esempio, il suo atteggiamento nei confronti del Museo Egizio di Torino. Da quando, qualche anno fa, il direttore del museo Christian Greco aveva risposto per le rime a Giorgia Meloni che si era presentata per contestarlo, Fratelli d’Italia (ma anche la Lega) aveva messo nella propria agenda la sua cacciata. L’occasione si è presentata lo scorso anno, quando la presidente del museo Evelina Christillin era in scadenza. Il Ministro della Cultura era già Alessandro Giuli, al governo della Regione Piemonte c’era il centrodestra con il potente assessore Maurizio Marrone – ora vicepresidente – favorevole a un cambio ma, nonostante questo, l’operazione non è riuscita. Sarebbe bastato non rinnovare Evelina Christillin, da sempre decisa al giusto rinnovo di Greco, e invece Giuli, proprio il giorno prima di presentarsi a Torino per inaugurare il riallestimento della Galleria dei Re, l’ha rinnovata andando contro il suo stesso partito, al punto da litigare con il Ministro della Difesa, il piemontese Guido Crosetto. E così, pochi mesi dopo, Christian Greco è stato rinnovato con buona pace di tutti. E meno male.

Rinnovando Evelina Christillin al Museo Egizio di Torino, quindi aprendo la strada al rinnovo di Christian Greco, il Ministro Giuli aveva litigato col Ministro della Difesa, Guido Crosetto

Poi c’è la questione Salone del Libro. Prima della nomina di Annalena Benini alla direzione, dopo la fine del lungo mandato di Nicola Lagioia, si era aperta una lotta senza quartiere per consentire al Ministero della Cultura di entrare nella gestione, tanto che l’ex Ministro Sangiuliano aveva chiesto di nominare tre membri nel comitato editoriale della manifestazione, non si sa bene a quale titolo. Dopo l’arrivo di Benini e il cambio di assetto, del comitato editoriale non si è più parlato, ma del Ministero nel Salone sì, eccome. Giuli, lo scorso anno, aveva continuato a manifestare questa intenzione, ma tutto si è rallentato al punto che il presidente del Circolo dei lettori Giulio Biino, incaricato dalla Regione Piemonte di trovare una formula per consentire l’ingresso del Ministero, pochi giorni fa al Corriere Torino ha detto che «i tempi non sono maturi».

Aggiungiamo il caso Beatrice Venezi, nominata direttrice musicale al Teatro La Fenice di Venezia senza il consueto percorso di condivisione con l’orchestra – come da prassi per le Fondazioni lirico sinfoniche – e probabilmente frutto della sua vicinanza al Governo Meloni (è anche consulente del Ministero della Cultura per la musica). Dopo la sua intervista a un quotidiano argentino in cui alludeva al possibile nepotismo fra l’orchestra del teatro, il Sovrintendente Colabianchi ha annullato il suo contratto. I massimi vertici del Governo, Giuli incluso, hanno ribadito la fiducia al Sovrintendente. In un’intervista rilasciata appena dopo l’annullamento della collaborazione, Venezi ha detto: «è sfumato il progetto culturale del governo». Cos’avrà voluto dire?

Beatrice Venezi, dopo l’annullamento del suo incarico al Teatro La Fenice di Venezia: «è sfumato il progetto culturale del governo»

Veniamo alla Biennale di Venezia, dove il presidente Pietrangelo Buttafuoco, nonostante le indicazioni europee e del Governo, ha invitato la Russia. Si è andati allo scontro col Ministro Giuli, che non si è presentato all’inaugurazione, il quale ha a sua volta litigato con il Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini fino a dargli dell’assenteista. Ora, pochi giorni fa, Giuli ha licenziato due importanti membri del suo staff: Emanuele Merlino, capo della segreteria tecnica e uomo di fiducia del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, e Elena Proietti, responsabile della segreteria personale del Ministro e, anche lei, nome di rilievo nel partito.

Sembra, quindi, che il Ministro della Cultura, diversamente dal suo predecessore, abbia preso una strada piuttosto divergente rispetto al Governo. Un Governo che, dopo la vittoria del No al referendum sulla giustizia, si è confrontato con una sorta di resa dei conti interna. È probabile che, in tutto questo, la cultura non sia più la priorità, a parte, forse, il cinema. Almeno nelle intenzioni di Federico Mollicone, presidente della commissione cultura della Camera, che da come parla e da come si comporta sembra essere una sorta di Ministro della Cultura aggiunto, molto più allineato al Governo di quanto non lo sia Giuli.

Viene da pensare che, in particolare con la vicenda di Pietrangelo Buttafuoco, la destra abbia scoperto i dissidenti. È dissidente Buttafuoco che non si allinea al divieto di accogliere la Russia, ma è dissidente anche Giuli che conferma Christillin al Museo Egizio e licenzia due fedelissimi del suo partito, senza curarsi di discutere apertamente con altri membri del governo, salvo poi scusarsi «a danno fatto». Molte decisioni di Giuli sulla cultura sono state discutibili se non addirittura dannose, ma l’attuale Ministro ha dimostrato di voler essere indipendente dal suo partito. Se non si votasse il prossimo anno, verrebbe da pensare che non arriverebbe alla fine della legislatura. Anche perché dopo il confronto con la premier ora è un osservato speciale. Resta da capire, quanto al Salone del Libro di Torino, se la manifestazione interessi ancora alla premier oppure no, ammesso che abbia mai avuto un reale interesse. Forse potremo capirlo meglio dopodomani.

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