E pensare che sarebbe potuto diventare un grande negozio di elettrodomestici. Per fortuna non è successo e, esattamente 40 anni fa, il 13 novembre 1982, nel quartiere di San Salvario a Torino è nato il Teatro Colosseo.

Francesco Spoto, all’epoca titolare di un negozio di elettrodomestici, aveva deciso di ingrandirsi, intercettando la tendenza che sarebbe esplosa poco dopo – cioè i grandi negozi e le grandi catene, e individuò la sede possibile in un ex cinema di quasi duemila posti in via Madama Cristina. La burocrazia per il cambio di destinazione d’uso era però impressionante e portò via molto tempo ed energie, finché l’allora sindaco di Torino, Diego Novelli, chiamò Spoto e lo convinse a farne un teatro. E così il 13 novembre del 1982 su quel palcoscenico arrivarono Pino Caruso, Domenico Modugno e Juliette Gréco. Altro che frigoriferi e lavatrici. In realtà fu tutto molto più complesso, una grande avventura torinese promossa da un intraprendente imprenditore siciliano.

Claudia Spoto (foto di Beppe Sacchetto)

Racconta tutto sua figlia, Claudia Spoto, che da 27 anni guida il Teatro Colosseo. Suo padre, a causa di un serio problema di salute, dovette abbandonare la direzione letteralmente dalla sera alla mattina. Francesco Spoto, poi, ci ha lasciati 11 fa. «Quello che è diventato il teatro rispecchia la visione della mia famiglia; sono sempre stata qui dentro sin da ragazzina e di quella serata inaugurale ricordo l’agitazione, la difficoltà di mettere insieme tre artisti così importanti», dice Claudia Spoto. «Ricordo persone con cui avevamo una condivisione importante come Dario Fo e Franca Rame – prosegue – che quando venivano da noi si fermavano per molto tempo. Loro due sono stati una presenza importante come il Trio di Lopez, Solenghi e Marchesini. Con Tullio ricordiamo spesso quei momenti, perché in quegli anni le compagnie si fermavano anche un mese e noi siamo sempre stati una famiglia molto aperta».

Nomi di alto livello, come Roberto Vecchioni, Fabrizio De André, Raffaella Carrà o Gianni Morandi, che hanno trovato nel Teatro Colosseo una seconda casa torinese. Al pari di Jerry Lewis, protagonista di una festa di Capodanno, e Sarah Vaughan, per fare altri nomi.

«Mi sono scoperta a sapere cose senza avere volontariamente imparato – rivela Claudia Spoto – ed è vero quel che si dice: questo è un mestiere che non si può insegnare, si può solo imparare. Standoci dentro ho imparato con il vantaggio di cominciare così giovane (all’epoca aveva 25 anni, ndr) e senza nessun supporto, perché me lo sono potuto cucire addosso. Anche se mi rendo conto che è stato un carico e la possibilità di non riuscire era altissima». Invece ha funzionato per parecchio tempo e la stagione del Teatro Colosseo – che non ha più quei duemila posti del vecchio cinema ma comunque può arrivare a 1500 ed è per questo uno dei teatri più grandi della città – continua a proporre importanti nomi della musica accanto a proposte emergenti, stand up comedy, teatro e street art. Un’offerta estremamente varia, che ho approfondito anche sulla newsletter settimanale Torino Teatro.

«Il teatro nasce per le persone – prosegue Claudia Spoto – e non c’è mai stata l’idea di fare cose solo per incassare, c’è uno sguardo sulla città. Siamo diventati un punto di riferimento e 25 anni fa abbiamo fatto il primo abbonamento al comico, che all’epoca non esisteva. Devi fare un percorso con il tuo pubblico». Come con il progetto The Making Of, grazie al quale 75 persone stanno vedendo da vicino tutti i mestieri del teatro, dalla comunicazione alla gestione del palcoscenico.

«Qualche anno fa – ricorda la direttrice – mi ha colpito anche un’altra cosa. Noi abbiamo un libro degli ospiti che portiamo in camerino agli artisti affinché scrivano qualcosa. Quando è tornato Roberto Vecchioni gliel’ho portato io e ha scritto una dedica bellissima. Parlando, mi ha detto: “i teatri un tempo storcevano il naso a ospitare la musica leggera, mentre il Colosseo è stato il primo ad aprirmi le porte”. Trent’anni fa non era così scontata questa cosa».

Anche perché i grandi nomi sono “facili” da ospitare, ma la difficoltà sta nel dare spazio a quei grandi nomi quando sono ancora piccoli e sconosciuti. Scommettere e dare possibilità, insomma. L’intento, quindi, è continuare ad affiancare gli artisti più celebri accanto ai meno noti ma già talentuosi, con una stagione da bilanciare. Il 15 novembre arriverà Steve Hackett, il giorno dopo i Pfm e venerdì Daniele Silvestri, per citare gli appuntamenti più vicini. Il calendario è ricchissimo. «Il teatro – conclude Spoto – esiste nel momento in cui ci sono gli artisti sul palco e c’è un pubblico in sala, occorre non essere autoreferenziali».

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